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Riflessione sulla maternità surrogata e opinione pubblica Sembra che sempre più spesso la pratica dell’utero in affitto interessi i mezzi di comunicazione. Negli ultimi giorni abbiamo visto lanciare e pubblicare articoli e documentari sulla maternità surrogata, soprattutto riguardo molti personaggi famosi che sono usciti allo scoperto ammettendo pubblicamente che si erano rivolti alla gravidanza surrogata per poter avere dei propri figli.

Noi personalmente pensiamo che queste informazioni, se non ben contestualizzate, di solito possano essere accompagnate da un certo panico, in quanto possono evidenziare soltanto i casi negativi (i quali, tra l’altro, sono da imputare essenzialmente ad una carente e incorretta assistenza da parte dell’agenzia) e fornire dei punti di partenza solitamente erronei.

Perchè utero in affitto?

Innanzitutto, molto spesso ci si riferisce a questa tecnica utilizzando il termine “utero in affitto” volutamente con una connotazione negativa. Infatti in maternità surrogata non si affitta nessuno, è la madre surrogata che decide volontariamente di aiutare altre famiglie ad avere figli. Nella maggior parte dei casi è ovvio che esiste una remunerazione, però non tanto elevata come certi giornali vogliono far credere. La pratica dell’utero in affitto ha sicuramente un costo importante, ma assolutamente non proibitivo. Per questo, fino a quando non ci sarà una piena conoscenza pubblica in materia sarebbe più opportuno che i mezzi di comunicazione iniziassero a chiamare questa tecnica con un nome più adeguato, ovvero maternità surrogata.

Visione frivola

L’altro aspetto positivo è che, come anticipavamo, negli ultimi tempi diverse persone famose sono uscite allo scoperto, raccontando al pubblico il loro processo di maternità surrogata, come ad esempio Ricky Martin, Miguel Poveda e, quest’ultima settimana, Tamara Gorro. Questi volti permettono di umanizzare la maternità surrogata, anche se qualche volta si rischia così di associare questa tecnica di riproduzione assistita solo alle persone famose, soprattutto per i costi che la pratica dell’utero in affitto può avere. Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà. Gli Stati Uniti propongono dei costi elevati, e per questa ragione in LifeBridge Agency offriamo anche altre destinazioni come la Russia, con molte garanzie però a prezzi più accessibili.

A proposito di questo, nel caso non l’aveste visto, volevamo riportarvi il reportage di TV3 nel programma 30 minuts, dal quale, a nostro avviso, emerge un ritratto veritiero di ciò che il processo di maternità surrogata rappresenta per gli aspiranti genitori. Sono queste notizie e questi documentari che aiuteranno, poco a poco, l’opinione pubblica a superare la paura della maternità surrogata.

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